Monopoli e i suoi misteri.

Monopoli e i suoi misteri.

di Mario Contino (scrittore e ricercatore) – Monopoli è un’antichissima cittadina che, come altre storiche realtà, cela agli occhi del visitatore molti più tesori di quanti non ne mostri apertamente.
Del resto è a tutti nota la celeberrima frase “se si vuol nascondere qualcosa basti metterla in bella mostra”, e tante sono le “perle” in mostra in questa graziosa città.
Inizierò a narrarvi dei misteri monopolitani spostandomi alla periferia del paese, nell’entroterra si cela uno dei più interessanti insediamenti rupestri della regione, sconosciuto purtroppo anche agli stessi pugliesi che spesso vanno fuori territorio alla ricerca di luoghi simili.

Il villaggio rupestre detto dei SS. Andrea e Procopio, dal nome di una delle chiese rupestri più affascinanti che io abbia mai visto, presente nel sito stesso, si estende su ambi i lati della lama detta “dell’Assunta”, nei pressi dell’antica Via Traiana.
Era situato in posizione strategica, risultava invisibile al nemico essendo costruito al di sotto del piano di calpestio in un dislivello naturale, facilmente raggiungibile grazie all’antica Via Romana sopracitata.
Il sito, costruito in modo da esser protetto dai venti umidi provenienti dal mare ed ottenere una buona illuminazione solare giornaliera, conservava un microclima mite e costante.
Dell’antichissimo villaggio rupestre oggi sono visibili molte grotte utilizzate in passato come abitazioni, punti di ritrovo comune, stalle ecc..
Molto grazioso risulta l’antico frantoio ipogeo, perfettamente conservato e che custodisce ancora le tipiche strutture utili alla lavorazione delle olive ed un antica vasca di decantazione dell’olio, ben visibili anche gli antichi calendari del periodo ricavati nella roccia allo scopo di scandire lo scorrere del tempo.
All’interno del complesso, ma in posizione più decentrata rispetto al centro urbano, è situata la chiesa nota come cripta dei SS. Andrea e Procopio, così come si evince dal testo in latino inciso sull’ingresso principale della stessa:
“Hoc templum fabricare fecerunt Johannes, Alfanus abbas, Petrus, Paulus, in onore sancti Andree apostoli et sancti Procopii martiris per manus Johannis diaconi atque magistri et dedicatum est per manus domini Petri rchiepiscopi secundo die intrante mense novembre. Hoc scripta fieri fecit Iaquitnus presbiter, filius suprascripti magistri per manus Radelberti presbiteri”
Sotto l’incisione sopracitata è visibile una stupenda “Croce Patente”, simbolo che conferma le ipotesi di un utilizzo del sito da parte dell’antico ordine dei Cavalieri Templari.
All’interno della cripta sono presenti altre Croci Patenti insieme a Croci Cristiane classiche (Croci Latine) e bellissimi affreschi egregiamente conservati , raffiguranti varie figure tra cui: Eligio, Antonio (il cui affresco e quasi totalmente andato perduto e riconoscibile per via dell’immagine di una campanella. La leggenda vorrebbe che il Santo la suonasse per scacciare via i demoni), Giorgio a cavallo (figura molto diffusa in ambiente crociato a maggior prova di un interessamento del sito da parte dell’antico ordine cavalleresco), I Santi Medici; L’annunciazione;
La Vergine in trono;  Leonardo;  Pietro e Paolo. 
La chiesa è interamente affrescata anche se alcune immagini sacre sono state deturpate nel viso, non dalla naturale erosione ma dalle incursioni Turche.
Gli antichi invasori, credevano che creando quel danno ai volti dei santi, li avrebbero privati del loro mistico potere.
Soffermandoci brevemente sulla struttura architettonica, possiamo notare come la “Cripta” sia in realtà una Chiesa costituita da due sale parallele con relative absidi ed una iconostasi comune dedicata a S. Andrea apostolo, fondatore della Chiesa di Costantinopoli e S. Procopio, protettore delle armate bizantine.
In questo caso i due Santi sono entrambi appartenenti al culto orientale.
Ho voluto precisare la loro appartenenza orientale in quanto la Chiesa rupestre risulta essere un chiaro esempio della confusione che in quegli anni fu causata dallo scisma tra Chiesa Cattolica d’Oriente e d’ Occidente,
la divisione era avvertita solo a livello di alte sfere Ecclesiastiche e non dal popolo contadino.
Nel sito non potrebbe passare inosservata l’immagine del Cristo in Croce sulla cui sommità è visibile una rara rappresentazione di Dio Padre nell’atto di dare supporto al figlio, affresco quindi che intende centrare l’attenzione sul rapporto paterno tra Gesù Cristo e Dio Padre.
Nell’insieme si tratta di un complesso archeologico spettacolare, chi lo visita può definirsi fortunato, potrà dire di aver fatto un salto nella storia ma spostiamoci adesso in città per descrivere una leggenda tra le più interessanti d’Italia: “La leggenda della dama col tamburo”

Insieme all’Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) che presiedevo e della quale ero fondatore, mi recai presso il Castello Carlo V sito proprio in Monopoli, per indagare sulla leggenda sopra citata e ad esso legata.
Indagammo sul famoso e presunto spettro che da anni infesterebbe l’antico maniero, terrorizzando le notti dei cittadini più sensibili.
Se è vero che ogni Castello che si rispetti ha il suo bel “fantasma” all’interno, quello che dimorerebbe nel maniero monopolitano dovrebbe essere senza dubbio uno tra i più bizzarri, non è facile parlare di spettri cercando di rimanere seri e razionali e nel caso specifico, lo spirito , suonerebbe anche uno strumento musicale di sua proprietà, non presente fisicamente all’interno della fortezza.
Le leggende popolari parlano di una dama che apparirebbe percuotendo il suo tamburo creando un suono ritmico e ben udibile, sono decine le testimonianze, soprattutto tra i pescatori che la notte si trovano nelle vicinanze del maniero, che confermerebbero gli strani avvenimenti.
Qualcuno afferma che il famoso spettro faccia la sua apparizione sul balconcino che si affaccia sul mare, una dama rimasta nella nostra dimensione attendendo invano il ritorno del marito, morto nelle acque antistanti la fortezza, che nella speranza di facilitare il rientro dell’uomo amato suonerebbe con cadenza straziante il suo tamburo.
Altre voci vorrebbero le apparizioni non all’interno del maniero ma nei pressi del vicino molo, forse per spaventare le tante coppiette che si apparterebbero nelle vicinanze in cerca di intimità e preservare la castità delle giovani ragazze.
Qualunque fosse la causa che possa spingere il presunto spettro ad apparire, ci mobilitammo per svelare l’arcano che da secoli circonda questo antico ed affascinante luogo, armati come sempre di utili attrezzature, spirito di ricerca e tanta pazienza.
In via eccezionale, avemmo accesso a zone del castello non aperte al pubblico in quanto ancora interessate da scavi (all’epoca dei fatti). Durante le registrazioni, emersero alcune anomalie, voci dubbie di difficile interpretazione ma
non appartenenti a nessuno dei presenti in loco.
La famosa dama con il tamburo non volle farsi vedere ma ciò non toglie fascino ad una delle leggende folkloristiche più belle d’Italia.
Mi auguro che vogliate far visita a questi luoghi e perdervi, ritrovando voi stessi, nel loro stupendi misteri.

Articolo di Mario Contino. Scritto per la rivista Nazionale “misteri D’Italia” – n 10 Settembre 2016

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