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Culti ed aspetti settari in Puglia – Studio degli aspetti criminologici sul territorio

Il fenomeno religioso, sin dalle origini dell’uomo, ha avuto una rilevanza primaria dato il nesso esistente tra i valori scaturenti dai fattori educativi che plasmano l’individuo e la determinazione della condotta umana.

Il termine “religio”, secondo lo stesso Cicerone, deriva da “rilegare” o “ripercorrere”, così come si rinviene in un passo dell’opera “De Natura Deorum”: «qui autem omnia quae ad cultum deorum pertinerent diligenter retractarent et tamquam relegerent, sunt dicti religiosi ex relegendo, ut elegantes ex eligendo, diligendo diligentes, ex intelligendo intelligentes»

[invece coloro che riconsideravano con cura e, per così dire, ripercorrevano tutto ciò che riguarda il culto degli dei furono detti religiosi da relegere, come elegante deriva da eligere (scegliere), diligente da diligere (prendersi cura di), intelligente da intelligere (comprendere)].

Il culto è dunque nato con l’uomo il quale, da sempre, ha considerato le forze della natura come strettamente correlate al volere di esseri superiori nei confronti dei quali si trovavano in una posizione di soggezione;

per placare l’ira o assecondare il volere degli dei si compivano messe, rituali e sacrifici che, spesso, avevano ad oggetto il sangue umano o animale il quale è, da sempre, rivestito di una valenza simbolica particolare.

Scorrendo tra le storie delle culture più antiche – dalle civiltà precolombiane ai popoli che si insediarono nelle aree geografiche che spaziavano dall’Atlantico ai Carpazi, giungendo sino alle grandi pianure del Nord e alle coste mediterranee – il rituale sacrificale è un connotato costante;

fonte storica indiscutibile sono i “Commentari de bello Gallico” di G.I. Cesare e gli “Appunti di Viaggio” del geografo Posidonio, il quale- nel 56 a.C , quando condusse le legioni romane verso il Canale della Manica – testimoniò l’usanza celtica del sacrifizio.

Ai tempi coevi, tuttavia, con la rinascita delle religioni che il CE.S.NU.R. definisce “nuove”, il culto e l’uso di rituali è oggetto di studio degli esperti ricercatori e dei cultori della materia.

Tra il 1999 ed il 2001, gli studi condotti in nord America dalla “American Religious Identification Suvery”, hanno rivelato che il numero dei praticanti di questo Credo era pari a 307.000 ca. e, secondo le indagini statistiche compiute dalla DEA, il numero degli aderenti alle religioni neopagane è soggetto ad un significativo aumento.

Wicca, Dodecateismo, Religione Etnica Ellenica, Neopaganesimo e Satanismo sono, attualmente oggetto di studio dei centri di ricerca.

L’utilizzo del termine “setta” attribuito a queste religioni è sempre più frequente, seppure talvolta risulta essere carico di un’ accezione negativa: il termine, deriva dal latino “secta” e “sequi” (seguire una direzione, un’ideologia o un maestro illuminato) e dal verbo “secare”, nel suo significato di “tagliare” o “disconnettere” e si intende come il distacco dalla Chiesa madre.

I movimenti religiosi a cui si fa riferimento con il termine “setta” sono di varia natura e si possono distinguere in religiosi e non-religiosi ma tutti, al loro interno, presentano una struttura gerarchicamente organizzata.

La maggior parte delle sette monopolizzano la psiche umana, e talvolta l’attività da queste perseguite presenta lo scopo di lucro e quello di effettuare un controllo sul comportamento dell’ adepto (Behavoiur Control), sulle informazione a sua disposizione (Information Control), sul pensiero (Thought Control) e sulle emozioni (Emotions Control).

Focalizzando lo studio nell’area della Penisola, uno dei fenomeni più diffusi e presenti sul territorio è, senz’altro, il Satanismo.

Tra i gruppi operanti in Puglia si annoverano gli Eletti di Satana – presenti a Gravina di Puglia dal 1989 e guidati da W.L.M. –  e l’Universale Fratellanza della Luce Nera – presenti a Bari, guidata da M.C. e conta una decina di affiliati; a questi si aggiungono gruppi numericamente “minori”.

Il Satanismo non si colloca sotto un’unica corrente e, la sua distinzione risulta essenziale per comprenderne il modus operandi dal punto di vista psicologico-comportamentale, criminologico ed investigativo.

Quello che suscita maggior timore e che, nella maggior parte dei casi, lede l’incolumità e l’integrità psico-fisica degli aderenti è il c.d. “Satanismo Acido” il quale potrebbe collocarsi anche nel fenomeno sociologico di devianza, connessa all’agire della sottocultura giovanile.

L’esempio di Satanismo Acido più famoso dai connotati criminosi che ha interessato l’intera Italia, è quello che ha riguardato, nel Varese, le c.d. “Bestie di Satana”, ritenuti dal G.U.P. di Busto Arsizio come “un’aggregazione di personalità deboli, immature, ineducate, sostanzialmente svantaggiate che hanno costruito un maldestro edificio nel quale albergare la loro assoluta povertà morale”

I rituali “fai da te”, tipici dei movimenti acidi, sono stati al centro della cronaca nera italiana e mondiale; non risparmiando neppure la Puglia: nell’ottobre dello scorso anno la Corte di Cassazione si è pronunciata su una questione avvenuta tre anni prima e che è culminata con l’emissione di una condanna alla pena detentiva per i due educatori, protagonisti della macabra vicenda.

A Taviano, città salentina in provincia di Lecce, nel 2015 si sono registrati maltrattamenti a danno di alcuni minorenni, ospiti della struttura “Oberon”.

Il centro, il cui nome richiama – nella mitologia medievale – quello del re delle fate, era tutt’altro che un posto idilliaco e “sicuro” come ci si aspetta che sia una casa-famiglia, nido di ragazzi che hanno bisogno di essere seguiti nel processo di formazione e socializzazione.

“Punizioni fisiche severissime, l’obbligo di visionare film horror nonché la partecipazione obbligatoria a certi rituali e messe nere in onore di Satana che si svolgevano in una chiesa sconsacrata”: queste son state le testimonianze, accuratamente dettagliate, rilasciate da una minore “ricoverata” presso la struttura ed interrogata durante il processo penale.

Un’ospite della casa-famiglia ha raccontato ai magistrati incaricati di far luce sulla questione, macabri dettagli riguardanti il modus operandi di questa “setta” e delle ferite rituali inflitte sul suo corpo delle vittime e delle quali la testimone portava, al tempo del processo, segni visibili.

Gli stessi inquirenti, durante le ispezioni, hanno trovato del materiale corrispondente a quello descritto dai testimoni ascoltati durante le udienze: mantelli con cappuccio, tre crocifissi in legno e pezzi di vetro, utili per infliggere le ferite durante la celebrazione rituale.

Questo caso porta alla luce una certezza investigativa valida: spesso, l’utilizzo errato della simbologia esoterica o satanica, la mancata conoscenza di questa, l’improvvisazione rituale, lo scopo ed il modus operandi si rivelano preziosi connotati per la comprensione del fenomeno e della sua eziologia.

Antonia Depalma  (esperta in Criminologia Clinica e con riferimento al satanismo)

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