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Il pericoloso fenomeno del bullismo

Uno dei fenomeni più pericolosi e, purtroppo, diffusi nella società odierna, è il cosiddetto “Bullismo”. Il termine “bullismo” deriva dall’inglese “bullying” ed indica il fenomeno della prepotenza tra coetanei o quasi coetanei in un contesto di gruppo.

Tra gli anni ’60 e ’70, gli studi Peter Paul Heinemann e Dan Olweus rilevarono un’elevata presenza del detestabile fenomeno in molte scuole scandinave, attirando l’attenzione della stampa che contribui a portare alla luce questo aspetto sociale. Olweus fu il primo a formulare una definizione del fenomeno, affermando che:

«Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, ad azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni».

Le definizioni che si sono succedute negli anni hanno aggiunto ulteriori particolari, ad esempio Sullivan (2000) ha parlato di abuso di potere premeditato e diretto verso uno o più soggetti. In generale oggi possiamo affermare che il bullismo fa parte della più ampia classe dei comportamenti aggressivi che l’individuo (bullizzato) può subire nel corso della sua vita e che assumono forme differenti a seconda dell’età della vittima, tali azioni di bullismo devono conservare sempre caratteristiche di intenzionalità (nel compiere l’atto), persistenza e squilibrio di potere tra vittima e bullo/bulli.

Possiamo quindi identificare tre tipologie di comportamento aggressivo:

– Violenza fisica diretta,

– Aggressione verbale,

– Aggressione relazionale (ad esempio la diffamazione dell’individuo o la sua esclusione forzata da un contesto sociale).

L’atteggiamento che la vittima del bullismo assume è differente a seconda dei casi, ma secondo “Fedeli Daniele” – autore di “Bullismo oltre” (2007) – le vittime di genere femminile reagiscono con tristezza e forme depressive di varia entità, mentre i soggetti di genere maschile reagiscono assumendo atteggiamenti rabbiosi. Le differenze di comportamento tra i generi diventano più evidenti in relazione all’età degli attori.

Molteplici sono i modelli teorici che hanno cercato di spiegare l’aggressività e il bullismo. Secondo le teorie più accreditate la personalità del bambino si struttura a partire dalla relazione con i genitori, i quali sono anche responsabili del loro sviluppo morale (valori sociali, educazione ecc), quanto tale rapporto genitore-figlio non funziona a dovere, è possibile che si sviluppino difficoltà nel processo di crescita dell’individuo, che possono anche portare a condotte inappropriate. Occorre anche considerare che gli episodi di bullismo, subiti e perpetrati, nell’infanzia e nell’adolescenza spesso sfociano in gravi disturbi della condotta in tarda adolescenza e nell’età adulta.

Quindi non è solo un problema passeggero e legato all’infanzia o all’adolescenza ma un grave disagio sociale che va scoperto e affrontato il prima possibile.

Oggi il fenomeno si è trasformato contemporaneamente all’evoluzione tecnologica della società occidentale, e sempre più spesso si parla di cyberbullismo. Gli sms, le e-mail, i social network, sono senza dubbio i nuovi mezzi della comunicazione, della relazione, ma soprattutto sono luoghi ritenuti erroneamente protetti dall’anonimato, sono di facile accesso, in poche parole: adatti al fine di bullizzare la vittima con minacce e soprusi di ogni genere.

Ciò purtroppo rende ancora più difficoltoso il controllo da parte dei genitori e più semplice l’azione del bullo.

Come scoprire se un ragazzo o una ragazza è vittima di bullismo o cyberbullismo?

Esistono segnali che i genitori dovrebbero cogliere:

Esistono dei segnali d’allarme da non sottovalutare che talvolta indicano che il ragazzo è vittima di episodi di bullismo:

– stress emotivo e senso di impotenza nell’affrontare la situazione e tentare di mettervi fine;

– maggior rischio di sviluppare disturbi quali ansia o depressione;

– tendenze autolesioniste, o persino suicide;

questi sono solo alcuni dei fattori che dovrebbero far correre i genitori ai ripari, purtroppo il più delle volte le vittime sono restie a confessare la grave situazione che stanno vivendo, per paura di aggravarla o per timore di deludere i propri cari dimostrandosi deboli o non all’altezza.

Fortunatamente l’aiuto dello psicologo può portare allo scoperto tali problematiche.

Da non sottovalutare anche l’intervento di un investigatore privato, che potrebbe indagare in sordina ed ottenere le prove per “smascherare” eventuali soprusi subiti dalla vittima.

Molte agenzie investigative oggi offrono servizi specifici a tal fine, come ad esempio la IURIS INVESTIGAZIONI con sede a Trani, in Puglia.

Ciò che è realmente importante in questi casi, qualora vi sia anche il minimo sospetto, è intervenire tempestivamente, perché purtroppo i casi di bullismo sfociati in tragedia sono numerosi.

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