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Assenteismo, una piaga anche pugliese

I tempi cambiano, l’economia muta i suoi parametri di riferimento ed il lavoro si evolvono così come i rapporti tra datore di lavoro e dipendenti. L’unica cosa che sembrerebbe non mutare è il fastidioso problema dell’assenteismo sul lavoro, ovviamente non mi riferisco ad assenza per giustificata causa ma ad episodi aventi come oggetto veri e propri comportamenti illeciti, dei quali le aziende non possono che essere vittime al pari dei loro clienti, siano essi acquirenti di beni o fruitori di servizi.

La Puglia non è certo esente da tale piaga, solo negli ultimi mesi (Aprile/Maggio 2019) le cronache hanno rivelato sgradevoli episodi che hanno riguardato le città di Foggia e Taranto.

Presso Taranto è stata la nobile Marina militare a dover fronteggiare il fenomeno dell’assenteismo, come ci riportano numerosi articoli giornalistici che ci informano della conclusione delle indagini preliminari, che sembrerebbero volte a confermare il reato di truffa aggravata ai danni di ente pubblico, commesso da 23 dipendenti civili del Ministero della Difesa.

Secondo l’accusa, gli indagati si sarebbero più volte allontanati dalle loro mansioni, assentandosi dunque, per motivi personali quali: fare la spesa o sbrigare altre faccende non inerenti alla sfera lavorativa. Lo avrebbero fatto senza timbrare il cartellino marcatempo e quindi risultando di fatto regolarmente in servizio. Le contestazioni riguarderebbero fatti avvenuti i primi mesi del 2017, e le accuse cadrebbero su 17 uomini e 6 donne, pedinati e ripresi dalla guardia di finanza, che ha poi proceduto ad avviare l’iter giudiziario.

A Foggia, invece, il fenomeno dell’assenteismo ha colpito la ASL. Precisamente sono stati i finanzieri del Comando Provinciale di Foggia a porre agli arresti domiciliari ben 8 dipendenti pubblici in servizio presso l’ospedale di San Severo. Gli investigatori hanno accertato che questi dipendenti timbravano il loro cartellino ma di fatto erano poi impegnati in attività che con il loro ruolo ed i loro compiti non centravano nulla, assentandosi per i motivi più disparati: Aiutavano le loro mogli con le rispettive attività commerciali, o semplicemente passavano il tempo nei vari Bar cittadini. Uno di loro, pur risultando regolarmente a lavoro, avrebbe passato intere giornate al mare senza neppure preoccuparsi di celare troppo l’illecito, infatti avrebbe postato tranquillamente le foto sul “social network”.

Non solo gli enti pubblici sono costretti a fronteggiare tale fenomeno, anche le aziende private si trovano spesso costrette ad affrontare carenze economiche o di forza lavoro causate da dipendenti che, magari chiedendo permessi in forza della Legge 104 del 1992, ossia per l’assistenza a persone affette da disabilità, sfruttano tali periodi per svolgere altre attività lavorative, o persino per fare vere e proprie vacanze ai danni dei datori di lavoro e contro il rapporto fiduciario che dovrebbe sussistere tra datore e dipendente. La legge, fortunatamente, fornisce diversi mezzi per poter tutelare queste aziende, prima tra tutti la possibilità di poter incaricare un agenzia investigativa che possa fornire prove a sostegno di fondati sospetti.

I controlli eseguiti dalle agenzie investigative sui lavoratori sono ritenuti leciti dalla giurisprudenza anche se occulti o se posti fuori dall’azienda, con il solo limite di non poter invadere la privata dimora dell’interessato ed a patto che tali indagini siano volte ad evitare la commissione di comportamenti illeciti da parte dei dipendenti, che potrebbero anche avere risvolti penali.

A tal fine potreste chiedere maggiori informazioni rivolgendovi all’agenzia investigativa “Iuris Investigazioni”, con sede in Trani (www.iurisinvestigazioni.it), che potrà chiarire eventuali dubbi o anche attivarsi per sopperire alle vostre necessità.

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