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Fantasmi sulla strada Surano-Ruffano, Lecce

di MARIO CONTINO – Sono numerose le leggende che, in tutto il mondo, citano fantasmi che apparirebbero sul ciglio di questa o quella strada, poco importa se di campagna o provinciale; ciò che ne deriva è sempre stupore e terrore per il testimone o i testimoni di turno.
Nel Salento una di queste “strade maledette”, o interessanti in base ai punti di vista, è la statale Ruffano – Surano, percorso stradale che sembrerebbe essere interessato da numerosissime segnalazioni, alcune veramente degne di nota.
Una testimonianza che ormai ha dato origine ad una vera e propria leggenda metropolitana, citerebbe una strana figura tra il ciglio della strada e gli alberi di ulivo, la testimone (una ragazza che tornava da Lecce in orario serale) non avrebbe avuto alcun dubbio nel considerare quella figura un fantasma, qualcosa che nulla poteva avere a che fare con l’umano. Avrebbe anche dichiarato di essere stata colta da un grande freddo che sarebbe perdurato per un po’ insieme a tanta, e lecita, inquietudine.

Il giorno dopo, ripercorrendo quella strada, avrebbe prestato maggiormente attenzione per sincerarsi che qualche palo della luce o altri fattori non abbiano potuto generare quella particolarissima visione ed ovviamente non è riuscita a rilevare nulla di simile.
Certo è che quel tratto stradale conserverebbe numerose testimonianze che citerebbero spiriti, soprattutto ritenuti femminili, forse perché descritti come “immagini evanescenti che sembrerebbero indossare un lungo abito bianco”, altri chiacchiericci descriverebbero sfere luminose tra gli ulivi e suoni inspiegabili, sordi e molto bassi.
Che il “paranormale” esista sembrerebbe essere scontato, soprattutto nell’ottica di fenomeni sconosciuti, non compresi e probabilmente sottovalutati dal mondo accademico per via dei troppi ciarlatani che ogni giorno si impegnano a distruggere quel poco di credibilità che ricercatori seri tentano di apportare a questo campo di studio.
Sulle leggende appena descritte non posso esprimermi, non fin quanto non porterò a termine uno studio adeguato in merito

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Il fantasma autostoppista di Nardò, Lecce

Il fantasma autostoppista di Nardò, Lecce

 di Mario Contino – Le più belle leggende sui “fantasmi”, usiamo pure questo termine improprio ma attinente se si resta in ambito folkloristico, non sono quelle sulle infestazioni di questo o quel castello ma, a mio parere, quelle sui presunti spettri autostoppisti. Si tratta di leggende che citano fantasmi intenti a fare proprio l’autostop, chissà poi per quale motivo. Se il discorso fosse circoscritto al solo territorio italiano, allora potrei azzardare che il prezzo della benzina li spinga a chiedere un passaggio per risparmiare. Sarcasmo a parte, queste leggende sono presenti in tutto il mondo ed alcune testimonianze sono veramente degne di nota, presenti nei libri più autorevoli legati al folklore ed alla tradizione, spesso studiate da ricercatori di fama internazionale.

Anche il Salento ha diverse leggende legate all’argomento; abbiamo già citato lo spettro autostoppista di Brindisi, oggi ci spostiamo nel Sud Salento, precisamente a Nardò. Non si conosce molto sull’identità dei soggetti interessati, ma la leggenda metropolitana, ormai conosciuta anche all’estero, cita più o meno quanto segue, con alcune varianti tra racconto e racconto.

In una calda ma piovosa serata d’estate, nel Salento sono frequenti i temporali estivi con relativi acquazzoni. Un ragazzo si dirigeva in auto verso il suo paese: Nardò. Vedendo una ragazza in attesa sul ciglio della strada, sotto la pioggia, decise di accostare e chiedere se avesse bisogno di un passaggio. La ragazza accettò volentieri e si accomodò in auto, per giunta aveva come destinazione lo stesso paese dell’autista, quindi non vi furono problemi per il ragazzo nell’aiutarla.

Di poche parole, non fu facile per i due instaurare un dialogo, che si limitò in saluti e risposte semplici relative alle informazioni sul luogo di destinazione della ragazza. Giunti a Nardò, la fanciulla chiese di essere lasciata nei pressi del cimitero, disse di abitare poco distante e questa risposta non destò alcuno stupore poiché effettivamente non era per niente improbabile.

Scese dall’auto e salutò l’uomo, ringraziandolo in maniera molto educata, chiuse lo sportello e l’uomo si accorse che la passeggera aveva dimenticato sul sedile la sua agenda. Scese dall’auto per chiamarla ma si rese conto che la donna era letteralmente sparita, pur essendo uscita solo da qualche secondo.

Il ragazzo raccolse l’agenda e notò che vi era un indirizzo, quindi decise di recarsi sul posto all’indomani per restituire l’oggetto. Giunse nei pressi di una modesta abitazione, suonò al campanello ed aprì una signora anziana che, appena ascoltò la storia e vide l’agenda, scoppiò in lacrime e chiese al ragazzo di accomodarsi.

È questa la ragazza? Chiese la donna mostrando una foto tra un singhiozzo e l’altro. Si, rispose l’uomo che a questo punto iniziava ad avvertire una certa tensione. Gli è successo qualcosa? L’ho accompagnata ieri sera in paese, aggiunse. La donna allora disse: “Si, è mia figlia ma non è possibile che tu l’abbia accompagnata, non è possibile, mia figlia è morta 10 anni fa in un incidente d’auto, quell’agenda è stata seppellita con lei”. A questo punto, il ragazzo, in preda a terrore e confusione, lasciò l’abitazione e non si fece più vedere.

In linea di massima questa è la leggenda relativa al fantasma autostoppista di Nardò, una trama affascinante degna dei migliori romanzi, ciò che conta però è, ancora una volta, la grande diffusione che questa ha avuto in tutta Italia. Probabilmente, sempre più persone riconoscono nelle leggende e nel folklore qualcosa di proprio, di fisicamente importante, una parte di se stessi che ingiustamente è stata messa da parte dal mondo dell’informazione e dell’istruzione.

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Il fantasma del monacello nel centro storico di Foggia

Il fantasma del monacello nel centro storico di Foggia

di Mario Contino – Quando mi è stato riferito che a Foggia si vocifera di un fantasma a spasso per il centro storico, e che questo viene chiamato “manacello”, ho immediatamente associato questa figura al noto folletto campano, citato soprattutto nelle leggende napoletane e salernitane. Anche a Napoli “O Manaciell'” sarebbe uno spirito di bassa statura vestito in abiti monacali, solo che a differenza del quasi omonimo foggiano lui sarebbe un folletto.
Nel centro storico di Foggia, esattamente presso Vico D’Angiò, stretta via che prende il nome dall’antica famiglia che in loco abitava, sono in molti ad essere a conoscenza della leggenda del monaco fantasma, e tra questi, una buona parte sostiene che ci sia un fondo di verità, strani avvistamenti che poco avrebbero di razionale.
La via in questione Parte da Vico Pietà e costeggia le mura della “chiesa dei Morti”, termina poi in un tratto senza uscita conosciuto come vico San Leonardo.
Il leggendario monaco apparirebbe dall’aspetto tozzo, con saio e corda ben visibile sulla pronunciata pancia, di bassa statura ma non tanto piccolo da aver potuto creare l’idea del folletto, ciò a differenza dello spirito campano sopracitato. Secondo la leggenda il frate fantasma viveva a Foggia e fu tentato dalla bellezza delle ragazze che più volte si era fermato ad osservare dalle finestre del monastero. Tentò quindi di fuggire dal palazzo per dar sfogo alle sue tentazioni, forse non pienamente convinto della sua vocazione religiosa. Scelse però una via di fuga rischiosa, si intrufolò nello sfiatatoio del camino senza tener conto della sua taglia. Il mattino seguente i frati lo ritrovarono morto, soffocato all’interno dello sfiatatoio stesso.
Un religioso che tradisce la sua fede è considerato un traditore che tradisce Dio, macchiato dunque dello stesso peccato di Lucifero. Quanto detto, unito alla violenta morte dell’uomo e ad un contesto culturale abbastanza chiuso, hanno certamente contribuito alla nascita del fantasma, ossia dell’anima del peccatore rifiutata dal Paradiso e costretta a vagare in un’eterna dannazione. Anche questa è una storia poco divulgata; mi è stata raccontata da diversi amici, alcuni l’avrebbero appresa come narrazione popolare, quindi in contesti colturali locali, altri invece su giornali o riviste.
Ciò che conta è che la leggenda esiste, è certamente tra le più affascinanti della Puglia e merita di essere divulgata.

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Fantasmi al Casino del duca, san Basilio, Mottola

Fantasmi al Casino del duca, san Basilio, Mottola.

di Mario Contino – Tra le tante leggende che circolano in rete, certamente grande interesse suscitano quelle su presunti fantasmi e luoghi infestati. Si vocifera che il luogo più infestato della Puglia si trovi nel tarantino, precisamente noto come “Casino del duca”, presso San Basilio, Mottola. Potremmo definire il complesso una “Masseria fortificata”, costruito nel ‘600 ed ampliato nei due secoli successivi dai nobili duchi Caracciolo di Martina Franca e dai loro discendenti.  L’edificio giace in stato di semi abbandono nel senso che, pur essendo proprietà privata, come ogni luogo simile, la mancanza di porte, cancelli, recinzioni varie, ne fa meta di centinaia di persone ogni anno. Meta turistica impropria, quindi, sia per coloro che vogliono trascorrere un pomeriggio estivo in campagna che per quanti giungono affascinati dalle tante storie su fantasmi ed apparizioni varie che fanno da contorno ad un edificio che ben si presterebbe per la sceneggiatura di un film.  Un importante intervento di ristrutturazione della masseria inizialmente presente si deve, fra il 1827 ed il 1849, all’ultima esponente del casato ducale dei “Caracciolo”, Maria Argentina, che fece anche edificare una nuova chiesa sulla antica cripta ipogea. Sposa di Riccardo III Duca De Sangro, alla sua morte i vastissimi possedimenti passarono al casato del marito, di origine abruzzese, del quale nel ‘700 fece parte anche il famoso Principe di San Severo. Si narra che il Duca Raimondo De Sangro, che avrebbe ereditato e vissuto nel casino, fosse un mago e occultista dedito ad sperimenti alchemici su esseri viventi tra i quali la cristallizzazione del sistema circolatorio umano. Non si comprende quanto possa esserci di vero in queste storie ma di sicuro la vita del posto fu sempre molto travagliata. Oggi i testimoni riferiscono di aver ascoltato urla disumane, parole incomprensibili provenire da stanze vuote, di aver visto ombre muoversi rapide, di aver fotografato volti pallidi dagli occhi vuoti. Le testimonianze, numerosissime, divulgatesi rapidamente grazie ad internet e a vari portali web che hanno riportato le leggende, hanno decretato quel luogo come uno dei posti più infestati della nostra regione.  Personalmente ho letto molte testimonianze su diversi portali, non posso certo azzardarmi a dar credito alle stesse, né però mi sento di smentirle tutte senza aver almeno effettuato un sopralluogo sul campo. Se mai i proprietari volessero delle risposte, io sarei pronto a studiare questo luogo e le sue leggende, nel modo più serio possibile, allontanando dalla ricerca sia il fanatismo che il pregiudizio.

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La sposa fantasma di Trani

La sposa fantasma di Trani

di Mario Contino – Sembra tratta da un film anni ’70 la storia del presunto fantasma che infesterebbe Palazzo Broquier a Trani. Nessun rumore inquietante, nessun lamento né urla strazianti, nessun oggetto svolazzante o chiusura ed apertura di porte o finestre, nulla di tutto ciò. Lo spettro di Palazzo Broquier sarebbe colto, almeno così lascerebbe intendere la leggenda, una dama bianca che amerebbe sfogliare le pagine di un vecchio libro.

La leggenda ebbe inizio quando vennero fatti i lavori di ristrutturazione del Palazzo: venne rimosso con forza un antico tappeto che, si dice, era stato inchiodato al pavimento. Al di sotto dello stesso venne scoperto un abito da sposa che al contatto con l’aria si polverizzò.

Da quel giorno sembrerebbe che lo spettro di una donna si aggiri in abito da sposa per le stanze dell’antico edificio nobiliare e si soffermi a leggere le vecchie pagine di un antico libro poggiato su un vecchio leggio.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Alcuni testimoni, come sempre non confermati, avrebbero affermato che questo libro verrebbe ritrovato aperto sempre ad una pagina precisa, come se venisse sfogliato anche se nessuno ha accesso agli ambienti.

Altri invece affermano di aver visto la “sposa fantasma” muoversi tranquillamente, come in cerca di un contatto che da troppo tempo gli è negato. Anche in questo caso non è stato possibile risalire all’origine esatta della leggenda, ossia ai testimoni citati in numerosi articoli ma mai confermati.

A Trani, però, questa storia è molto conosciuta e da alcuni anni a questa parte è entrata a pieno titolo tra le più belle leggende metropolitane pugliesi. Mi piacerebbe indagare in questo palazzo, per poter confermare o smentire questa leggenda. Certamente ci sarebbe dell’ottimo materiale per la sceneggiatura di un film.

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Fantasma del prete senza testa – Lecce

Fantasma del prete senza testa – Lecce

di Mario Contino – Fantasmi senza testa, protagonisti di famose leggende (vedesi il fantasma del cavaliere senza testa, in Otranto), di romanzi e film famosi (chi non ricorda il famoso spettro di “Nick quasi senza testa” nella saga di Harry Potter?).
Bene, anche Lecce avrebbe il suo Fantasma decapitato. Ormai noto alle cronache nazionali è lo spettro del bambino che dimorerebbe nel Castello di Carlo V. Famoso, se è lecito usare questo aggettivo, è anche il fantasma del cavaliere (o monaco secondo alcuni) che sarebbe più volte apparso nel Museo archeologico “Faggiano”.

Meno noto, e proprio per questo più interessante dal mio personale punto di vista, sarebbe lo spirito di un prete che apparirebbe senza testa al primo piano della casa che si trova in via Galateo, nei pressi di Porta Rudiae, non si conosce bene il numero civico.

Poche informazioni su Internet, ancora meno su vecchi testi inerenti il folklore leccese, però alcuni anziani ricordano ancora che, quando erano bambini, i loro genitori li mettevano in guardia dal frequentare quella via nelle ore notturne, proprio per evitare “Lu prete senza capu” (il prete decapitato).

Sarebbe veramente molto interessante riuscire a reperire maggiori informazioni in merito, contribuirebbe alla salvaguardia di un folklore che, sempre più velocemente, si avvia verso l’estinzione.

 

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I misteri di Castel del Monte – Andria

di Mario Contino – Ho sempre sentito parlare del famoso Castel del Monte, sito nel territorio di Andria, nell’affascinante e misteriosa Puglia. Qualche giorno fa, approfittando delle festività pasquali, mi sono recato presso il sito sopracitato, da curioso turista, senza pregiudizi e con tanta voglia di capire il perché delle mille voci che interessano quella che è definita come la dimora in cui Federico II soggiornava durante le lunghe battute di caccia.

Messomi in viaggio, con piacevole compagnia a seguito, ho subito notato che la vegetazione andava via via facendosi più folta e rigogliosa man mano che il navigatore satellitare ci indicava il raggiungimento prossimo della meta. Casualità? Non credo molto nel caso, ma ho preferito archiviare questo particolare per non influenzare un mio eventuale successivo giudizio.

Dopo circa 20 minuti di viaggio, eccolo lì, maestoso, solo, quasi in contemplazione sul paesaggio verdeggiante di cui sembra eterno custode: Castel del Monte. Un ottagono stupendo e suggestivo, posizionato su un altura, privo di fossati o altre strutture che possano far pensare allo stesso come fortezza o presidio militare. Dotato di 8 torri, anch’esse ottagonali, un gioiellino riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, nel 1996.

Come già accennato, è convinzione comune che questo castello fosse la dimora in cui Federico II dimorasse durante le battute di caccia, sta di fatto che la sua struttura, negli anni, ha convinto molti studiosi che ben altre funzioni avrebbe dovuto rivestire la struttura, funzioni che forse continua a svolgere tutt’ora. Partiamo con l’accennare qualcosa sull’ottagono, figura geometrica alla base dell’architettura di Castel del Monte.

L’ottagono risente dei significati esoterici simbolici collegati al numero 8, che rappresenta il doppio quaternario e, nell’insieme, l’equilibrio delle energie cosmiche. È anche una figura associata all’acqua ed agli antichi riti di fertilità riconducibili alla Grande madre, tradizionalmente legata al pianeta Venere; quest’ultimo compie il suo ciclo di fasi in 8 nostri anni. Considerandolo come rappresentazione geometrica del numero 8, assume il significato di infinito, lo stesso rappresentato dal segno 8 disposto in maniera orizzontale.

Prendendo in esame solo quanto detto poc’anzi, possiamo notare alcune importanti chiavi di lettura:
• Infinito;
• Fertilità;
• Equilibrio di energie cosmiche.

Siamo sempre convinti che questo fantastico esempio di architettura umana sia solo la dimora del sovrano durante il periodo delle battute di caccia? Secondo alcune ipotesi, Federico II aveva ottime conoscenze esoteriche, consapevolezze che lo spinsero a volere l’edificio ottagonale, forse ampliando un tempio preesistente, anch’esso su base ottagonale. In relazione a quanto su detto, si ipotizza che l’intero edificio fungeva come base per particolari pratiche alchemiche, forse per raccogliere, in determinati momenti dell’anno, dell’acqua molto particolare e pura, carica di energie ancestrali.  È infatti noto che l’acqua, allo stato aeriforme, si innalza verso il cielo per caricarsi delle energie dell’Etere, energie cosmiche. Successivamente ricade sulla terra per arricchire il suolo di tali energie.

Altre ipotesi, vogliono il castello quale osservatorio astronomico, o ancora come tempio in cui celebrare particolari riti esoterico-iniziatici. Bisogna ricordare che da tempi immemori l’uomo si è avvalso delle sue capacità extrasensoriali o le sue conoscenze esoteriche, per individuare zone del pianeta che avessero delle speciali caratteristiche energetiche. Questa ricerca diventava scrupolosa quando l’intento era quello di costruire un tempio, un luogo sacro nel quale avere un contatto ravvicinato e forte con la divinità. La rabdomanzia, ad esempio, era un arte che permetteva all’iniziato di individuare corsi d’acqua sotterranei e stabilire i livelli energetici posseduti dagli stessi. Questi fiumi antichi e nascosti, incanalavano le energie e permettevano alle stesse di estendersi in ogni parte del pianeta, ovviamente le zone che sorgevano al di sopra degli stessi, risentivano di più dell’azione energetica.

Occorre dare anche qualche accenno sulle “linee sincroniche”, grandi flussi di energia in grado di catalizzare le forze presenti nel cosmo, possono scorrere al di sopra o al di sotto della superficie terrestre e, secondo alcuni, influenzano anche il nostro DNA, in maniera ad oggi sconosciuta e non provata. In questi particolari luoghi sorgono, sin dagli arbori della storia, importanti monumenti ed edifici sacri, quest’ultimi avrebbero lo scopo di amplificare il livello energetico prodotto durante determinati rituali e, forse, entrare in relazione con altri luoghi costruiti sulle stesse basi strutturali ed architettoniche, sfruttando le energie naturali del suolo. Proprio grazia a queste energie, ben incanalate per via di particolari strutture architettoniche, sarebbe possibile una sorta di collegamento tra cielo e terra, tra terreno e Divino. Abbiamo dunque intuito che l’acqua svolge un ruolo particolare: essa e’ conduttrice di energia e gli uomini, o per lo meno uomini istruiti in tal senso, hanno presto imparato a sfruttare tali forze. Cosa centra in tutto questo Castel del Monte? Secondo alcuni, questo castello sorgerebbe proprio in un punto di “massima energia”, su una famosa “linea sincronica” che collegherebbe anche la Piramide di Giza e Chartres.

Personalmente non so a quale ipotesi dare più importanza, so solo che all’interno dello stesso si è immersi in una pace surreale, una piacevole sensazione di serenità pervade il corpo ed i cattivi pensieri quotidiani sembrano non poter venire a galla.

Castel del monte merita veramente l’attributo di “Luogo misterioso”.

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LE MASCIARE E L’ANTICA STREGONERIA PUGLIESE

Folklore pugliese
LE MASCIARE E L’ANTICA STREGONERIA PUGLIESE

Domenica 18 Novembre 2018, ore 18:00
Museo Faggiano (Via A. Grandi, 56 – LE)
Prenotazione obbligatoria
3291948173 (anche WhatsApp)
€10,00 a partecipante

Mario Contino, studioso del folklore e scrittore, vi guiderà nell’affascinante mondo dell’antica stregoneria pugliese,
citando le più note leggende sulle “masciare”, le temute e
rispettate streghe pugliesi. Durante la serata interverrà, in via eccezionale, Max Vetrano: sacerdote wiccan della tradizione gardenriana/alexandriana, che ci farà comprendere come si sono evolute le dinamiche dalla vecchia alla nuova stregoneria

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I libri di Icaro casa editrice

libri di icaro

I Libri di Icaro nasce nel 2005 come marchio editoriale innovativo, ideato principalmente come
supporto e servizio all’attività didattica dell’Università del Salento, con la pubblicazione di
libri elaborati all’interno dell’ambito di studio, che valorizzano soprattutto il lavoro dei docenti
universitari e lo sforzo intellettuale di giovani studenti. Nel tempo I Libri di Icaro si afferma come una delle realtà editoriali più forti nel Salento, ampliando il suo target di autori che comprende
stimati scrittori e poeti pugliesi, e allargando di conseguenza anche la tipologia di pubblicazioni che inizia a spaziare dalla narrativa alla saggistica, dalla letteratura per bambini a testi teatrali e poetici. Lavorando con competenza e passione, I Libri di Icaro raggiunge traguardi importanti, tra cui quello di distribuire e promuovere i propri prodotti in tutto il territorio italiano, arrivando a far parte dei più noti circuiti di vendita come Giunti, Mondadori, Feltrinelli, Coop, Ubik e IBS. Ma la casa editrice non vuole fermarsi qui e continua ogni giorno a lavorare per far conoscere i propri autori fuori dai
confini nazionali e approdare all’estero, contribuendo così a incentivare l’esportazione della
letteratura pugliese e non solo.
Da sempre la nostra casa editrice si presenta come lo spazio ideale dove ogni scrittore,
professionista e non, può dare vita al proprio lavoro letterario affiancato da uno staff serio e
competente. Ogni piano editoriale tiene in considerazione della tipologia del manoscritto, delle migliori possibilità per presentarlo al pubblico, ma soprattutto delle esigenze dell’autore.
I servizi editoriali offerti da I Libri di Icaro sono:

-Valutazione del testo
-Correzione bozze
-Progettazione grafica
-Editoriale all’impaginazione
-Illustrazione
-Preparazione corredo iconografico
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-Realizzazione book-trailer

I Libri di Icaro si preoccupa inoltre anche della promozione del volume attraverso efficaci piani di comunicazione basati su:

-Realizzazione e gestione pagina Facebook
-Presentazioni organizzate in librerie, associazioni, scuole
-Recensioni redatte da critici e giornalisti su quotidiani, riviste e blog letterari
-Interviste radiofoniche dell’autore

Edizioni ‘I Libri di Icaro’
Viale Finlandia, 11, Lecce
mail: info@icarolibri.com
tel. 371 1878199 – tel. 327 6956111 – dal lun. al ven. ore 9.30-14.30
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Libri di Icaro casa editrice

 

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