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MISTERI, FANTASMI E FOLKLORE PUGLIESE, Monopoli

Evento esclusivo…
“MISTERI, FANTASMI E FOLKLORE PUGLIESE”

MONOPOLI
17/GIUGNO/2018
ORE 18:00 – 20:00 circa
Palazzo Palmieri (Largo palmieri)
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
(POSTI LIMITATI)
€ 10,00 a partecipante
Info e prenotazione al 3291948173(anche WhatsApp)

Mario Contino, scrittore e ricercatore nell’ambito del Folklore e delle fenomenologie appartenenti
alla sfera definita “del paranormale”, condurrà l’evento discutendo delle leggende proprie
del territorio pugliese , con particolare attenzione per quelle monopolitane.
Saranno mostrate fotografie rinvenute in luoghi storicamente ritenuti infestati, foto che contengono
interessanti “anomalie” delle quali Contino discuterà con i partecipanti.
Nella stessa serata il Prof. Cosimo Lamanna, Docente di Storia e Filosofia, socio “ctg Egnatia”,
Illustrerà la storia di alcuni dei luoghi cittadini oggetto di leggenda

Festa della Madonna della Madia – Monopoli

La Madonna della Madia è la patrona della città di Monopoli e della diocesi di Conversano – Monopoli (insieme alla Madonna della Fonte).

Le prime due testimonianze dell’approdo della venerata Icona fanno riferimento a due testi, entrambi del 1643 e sostanzialmente convergenti sulla versione dei fatti: il primo è una Historia et Miracoli della divota e miracolosa Imagine della Madonna della Madia di Francesco Antonio Glianes, arcidiacono della Cattedrale di Monopoli. L’altro, in latino, è nel primo volume della Italia Sacra di Ferdinando Ughelli, e scritto dal teologo della Cattedrale, Giovanni Francesco Cimino. Probabilmente entrambe le fonti attingevano a materiale ancora più antico, non solo orale ma soprattutto scritto (per esempio documenti pubblici dell’archivio della Cattedrale stessa).

TRADIZIONE

Secondo le fonti prima citate, l’evento miracoloso accadde nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1117. La Madonna, in quella notte, andò in sogno al sacrestano della cattedrale di nome Mercurio dicendogli che le travi, tanto agognate dal prelato locale, il Vescovo Romualdo, per la costruzione del tetto della Basilica, erano al porto. Mercurio si recò allora dal vescovo per riferirgli ciò aveva sognato ma venne tacciato di ubriachezza: tornato a casa, ebbe di nuovo la visione di Maria che, sdegnata, gli ripeteva le stesse parole. Ma di nuovo il vescovo lo accusò di aver esagerato col vino la sera prima. La terza volta, dopo aver di nuovo sognato la Beata Vergine, Mercurio si recò personalmente al porto per verificare la veridicità di ciò che aveva sognato: tornato dal Vescovo, riferì di nuovo il tutto, e questa volta Romualdo, dopo essersi accertato anch’egli del miracoloso approdo, vestito di abiti pontificali si recò al porto insieme al popolo, svegliato dal suono delle campane che si muovevano per mano degli angeli, e lì, sempre secondo la tradizione, l’Icona di Maria, aleggiante sulla zattera di trentuno travi, non si lasciò prendere ai primi due tentativi, come “rimprovero” per l’incredulità del Vescovo le prime due volte che era stato informato. Solo dopo che per la terza volta la zattera andò verso il largo per poi riavvicinarsi, l’Icona fu presa e portata in processione fino in chiesa, mentre le campane suonavano senza che mano umana le toccasse. Il porto che accolse nel 1117 la zattera col quadro è adesso parte integrante del centro storico cittadino; sabbiato dai Normanni, all’epoca della loro dominazione, dista ora circa 100 metri dalla più vicina banchina del porto commerciale cittadino.

ANALISI DEL QUADRO

L’opera è una tempera su tavola, una sorta di “preghiera figurata” in cui anche i colori rispettano le rigide regole del rivolgersi a Dio. Si tratta di una Madonna Odigitria (Colei che indica la Via): la Madonna ci indica, con la mano destra e il capo leggermente inclinato, il Cristo. La Vergine indossa un tradizionale maphorion greco, abito di solito utilizzato dalle suore ma di colore violaceo, qui invece nero. Sul manto è presente un’unica stella, sul capo: probabilmente un grossolano restauro antico ha cancellato le altre due stelle che dovevano essere raffigurate sulla parte alta della spalla della Madonna, a indicare la Verginità prima durante e dopo il parto, lasciandone solo una in quanto Maria è detta Stella Maris. Lo stesso restauro ha cancellato forse le scritte MHP OU e IC XC, anagrammi in greco di Madre di Dio e Gesù Cristo, presenza necessaria per l’ammissione al culto delle icone. La mano del Bimbo, raffigurato come un adulto a indicare la Sua responsabilità e divinità, è perfettamente al centro del quadro e benedice alla maniera greca unendo pollice e anulare, simbolo dell’unione dell’umano e del divino. Le lumeggiature e i fili d’oro del vestito del Cristo sono espressione della Sua regalità solare. Nella mano sinistra v’è un cartiglio, riferimento al capitolo IV del vangelo di San Luca, con la profezia della venuta del Cristo stesso. Le gambe incrociate annunciano i momenti della passione. Completano la scena due piccole figure umane: a destra un abate dell’Ordine di San Basilio (l’attribuzione è certa poiché il religioso indossa un saio nero) e a sinistra un diacono con un cero acceso.

FESTA PATRONALE DI MONOPOLI

I festeggiamenti si svolgono la sera del 14 agosto: cittadini e turisti accorrono in gran numero presso Cala Batteria, zona del porto in cui avviene la rievocazione del miracoloso approdo, accompagnato dai tradizionali fuochi pirotecnici. Nella stessa zona si svolge la festa civile. La festa patronale vera e propria è però quella che si svolge il 16 dicembre, giorno proprio dell’evento: alle cinque del mattino i fedeli si appressano alla stessa cala, questa volta senza il contorno della festa civile, per accogliere la Protettrice che viene poi portata in processione fino alla Basilica Cattedrale, dove viene celebrata la Santa Messa: la Beata Vergine della Madia gode infatti di un Proprio, cioè di uno rito della Messa con speciali formule (ad esempio al Prefazio o nella preghiera eucaristica) che si può svolgere nei giorni della Festa.

https://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_della_Madia